E’ morta l’industria discografica?

Stando a un report di Nielsen e Billboard, per la prima volta nella storia le vendite della musica digitale hanno superato le vendite delle copie fisiche.
Le vendite digitali erano in salita dell’8.4% dall’anno scorso e nel 2011 hanno ricoperto il 50.3% del mercato.

Insomma il gioco è cambiato realmente, stando ai numeri dichiarati sembra che la rottura del mercato discografico tradizionale sia in atto: Adele, con la sua 21, ha venduto 5.8 milioni di album solo per quanto riguarda il mercato digitale.

Ma le grandi compagnie multinazionali in che modo si stanno mobilitando per costruire un terreno fertile per il futuro discografico?

Secondo Jeff Price, fondatore e CEO di Tunecore, non starebbero facendo assolutamente nulla.

A sostegno di questa tesi porta i 4 miliardi di dollari che Sony e Universal stanno tirando fuori per la rispettiva acquisizione di EMI publishing e EMI music. Secondo Price i cataloghi EMI, una società già fallita nel 2007 e rilevata da Terrafirma l’anno seguente, perderebbero di valore giorno per giorno.

La vecchia industria sembra quindi non curarsi, o meglio, per usare le parole di Price, fottersene di creare un futuro per il mercato, spremendo all’osso i cataloghi musicali già esistenti finchè questi portino soldi nelle casse delle major: insomma la musica è diventata la grande cash cow delle multinazionali, che non muoverebbero probabilmente un dito per cambiare la direzione del mercato e promuovere nuove soluzioni al passo con i tempi.
Per Price le major avrebbero potuto utilizzare quei 4 miliardi innovando, investendo, cambiando il modello di business ed educando i consumatori a nuovi metodi di fruizione della musica, come lo streaming.

Il mercato si sta comunque muovendo in maniera indipendente verso una propria naturale evoluzione, parallelamente al progresso tecnologico e all’importante incremento di vendite di smartphone: secondo Mike More, CEO di Headliner.fm, c’è un’intera generazione a cui non interessa possedere, ma avere accesso ai servizi di musica in streaming ovunque e su qualunque dispositivo, motivo per cui prendono sempre più piede servizi come Spotify o Deezer.

Fonti: Tunecore Blog / CNN

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